giovedì 21 settembre 2017

Il comune distrugge la ciclabile?

La pista ciclabile di Macchitella rappresenta per Gela l'unica infrastruttura dedicata alla mobilità ciclistica. Una porzione di percorso destinato esclusivamente alla tutela di chi si sposta in bici, ottenuta con grande fatica dalla Fiab Nanocicli Gela e dal Comitato di Quartiere Macchitella.
Distruggerla o danneggiarla non è la cosa più saggia che si possa fare, stupisce poi quando si scopre che mezzi pesanti l'hanno percorsa per effettuare dei lavori all'interno di un immobile di proprietà comunale. Vogliamo sperare che non sia stato proprio il Comune di Gela a fare quei lavori, ma che si sia trattato di soggetti esterni o, comunque, non direttamente inviati dall'Ente, in caso contrario assisteremmo al paradosso di un ente pubblico che, dopo avere investito denaro pubblico per la realizzazione di un bene pubblico ( la reiterazione del concetto pubblicistico è importante), decide in maniera incauta e illegittima di distruggerlo. 
La pista ciclabile è infatti realizzata per sopportare il passaggio delle biciclette, non certo per resistere alle automobili o al peso dei mezzi da lavoro.
Serve tutelare questo bene e non danneggiarlo, serve implementare le politiche a sostegno della
mobilità ciclistica e, in genere, a sostegno di una mobilità che favorisca il recupero e la tutela dello spazio pubblico e condiviso in alternativa all'occupazione costante dei luoghi fondamentali per lo sviluppo e la crescita di una comunità.
Quello che le immagini mostrano è un atto che non deve ripetersi e, ove dovesse nuovamente reiterarsi, questa associazione, a tutela degli utenti della mobilita ciclistica, è pronta ad agire nelle dovute sedi per determinare l'immediata cessazione di ogni atto di danneggiamento perpetrato contro l'infrastruttura della pista ciclabile.
Una comunità di cittadini non può restare in silenzio davanti alla distruzione di un bene comune.

martedì 19 settembre 2017

La bici elettrica non va a motore e non è un ciclomotore

ciclomotore elettrico
Dispiace sollevare una questione che ci sarebbe piaciuto non vedere. L'abuso in città di mezzi che vengono intesi come bici a pedalata assistita ma che sono, in maniera diretta o indiretta, dei veri e propri ciclomotori.
Una cosa positiva che è accaduta a Gela nell'ultimo anno è stata la nascita di attività imprenditoriali private per il noleggio di bici a pedalata assistita. 
Questo ha portato alla diffusione della bici a pedalata assistita lungo le vie della nostra piccola e caotica città. 
Conquista di civiltà o fenomeno modaiolo poco importa, quello che conta è che le due ruote a pedali hanno cominciato a circolare.
Il problema, però, è dato dal fatto che alcuni di questi mezzi sfrecciano a quasi 40 km/h lungo le vie cittadine, le ztl, la pista ciclabile e le aree pedonali, in violazione del codice della strada, che limita la velocità delle bici a pedalata assistita a 25 Km/h e la loro potenza a 0,25 kw. 
In pratica ci è capitato di vedere bici a pedalata assistita con potenza ben superiore a tale valore.
L'altra faccia spiacevole della medaglia è il vedere circolare in città, senza targa e in piena anarchia ciclomotori elettrici.
Molti infatti confondono la bici a pedalata assistita con il ciclomotore elettrico, che ha certamente i pedali, ma che per muoversi fa a meno della spinta propulsiva delle gambe, ha un acceleratore autonomo come in tutti i motorini e supera di gran lunga il limite dei 25 km/h. 
Anche in questo caso i ciclomotori elettrici (non chiamiamole bici) sfrecciano dentro le ztl, le aree pedonali e sull'unica pista ciclabile della città.
La bicicletta è un mezzo di trasporto che rappresenta una grande evoluzione per la riconquista dello spazio pubblico e la creazione di vivibilità urbana, ma la truffa dei ciclomotori elettrici e delle bici a pedalata assistita truccate rischia di creare solo danni, soprattutto ai cittadini più deboli, come anziani, disabili e bambini.
Ci auguriamo che ci siano controlli adeguati al fine di impedire che questo fenomeno possa rovinare la bellezza del muoversi in bicicletta ed i benefici collegati.

sabato 13 maggio 2017

Parte la campagna #codicedisicurezza: basta con i morti in strada

La Fiab lancia a livello nazionale la campagna #codicedisicurezza. Un laccetto bianco semplicissimo attaccato alle nostre borse, alle nostre bici, se si vuole anche ad una automobile, è il segnale esplicito di chi direttamente sulla strada ha aderito alla campagna. 
UN LACCIO BIANCO per dire BASTA ai morti sulle strade.
Un laccio bianco che non può essere la fine di questa campagna, ma che è solo l'inizio. Chiediamo alle istituzioni, al parlamento, di completare la riforma del codice dell strada, oggi ferma al senato dopo l'approvazione alla camera. Una richiesta popolare che deve essere un segnale chiaro per i parlamentari, un segnale che manifesta la volontà di chi ogni giorno rischia la vita sulle strade.
Il nuovo codice della strada deve mettere al centro la persona e non l'automobile; deve ridare spazio all'individuo, sottraendolo alle automobili, che oggi occupano gli spazi vitali delle nostre città (guardiamoci intorno e capiremo questa affermazione) una semplice foto può forse aiutare a
Sosta selvaggia
comprendere. 
Ognuno di noi ha un grande potere. 
Per questo la campagna #codicedisicurezza è una opportunità collettiva per portare avanti un concetto nuovo, quasi rivoluzionario e non ortodosso, una sorta di diritto allo spazio pubblico che oggi ci viene palesemente negato.
Un laccetto bianco per cominciare ed il nostro impegno per andare avanti.
Condividiamo tutti.