martedì 17 ottobre 2017

Il caos delle nostre città: la morte dello spazio condiviso

P.zza S.Agostino - Percorso pedonale occupato dalle auto
Pensare una città in maniera diversa può essere un segnale per pensare a nuove forme di economia e socialità. Fare scelte concrete sulla città, con interventi mirati per migliorare la mobilità, lo spazio urbano condiviso e la vivibilità, sono atti di alto valore politico, che permettono ad un'amministrazione di dare un segnale preciso rispetto al governo della comunità. Già questo potrebbe essere un manifesto politico, di scelta, che un sindaco potrebbe esporre ai propri cittadini per dare un segnale forte di cambiamento. Le parole però sono solo una traccia, che senza l'agire concreto, fatto di scelte precise, rischia di sbiadirsi e scomparire.
Gestire un insieme di persone che vivono in uno spazio ristretto (la città) è una cosa che richiede alta professionalità e grandi capacità sociali. Decidere di non gestire questo insieme, significa lasciare lo spazio urbano e le persone nella più totale autogestione, una sorta di anarchia che su tutto si diffonde. Ed il primo incedere incontrollato si ha quando si rinuncia a disciplinare il movimento delle persone, all'interno dello spazio ristretto. Proviamo ad immaginare se dentro casa ognuno di noi cominciasse a bloccare ogni passaggio, a mettere dentro le stanza più mobili del dovuto, ad infilare nei cassetti abiti e stoviglie oltre la dovuta capienza. Avremmo creato il caos.
I quartieri delle nostre città sono l'espressione reale di questo caos. 
Ogni piazza occupata dalle auto in sosta, ogni via satura di auto in coda, ogni marciapiede invaso dalle auto o progettato e realizzato in modo tale da sottrarre spazio alla persona per darlo all'automobile, rappresentano la saturazione di questo spazio, la rinuncia alla gestione della comunità.
Siamo pienamente convinti che servano politiche concrete di moderazione del traffico e di disincentivazione all'uso dell'automobile (elettrica o meno non fa differenza)
Via Teline libera dalle auto 
Un sindaco, partendo dai singoli quartieri, deve individuare aree pedonali e spazi pubblici per le persone; deve limitare l'accesso alle auto all'interno di aree determinate, trasformando quelle zone in uno spazio sociale.
Servono provvedimenti che favoriscano la mobilità a piedi o in bicicletta, liberando percorsi stradali e favorendo il controsenso eccetto bici secondo norma.
Servono zone 20 e 30 realmente limitanti, con interventi a basso costo per la moderazione del traffico
Non servono nuove infrastrutture, è sufficiente intervenire su quelle esistenti per avviare un processo di cambiamento rivoluzionario, soprattutto in una città piccola come la nostra.
Le immagini che pubblichiamo mostrano due punti della città di Gela. Uno, piazza S.Agostino, invaso dalle auto nonostante sia un percorso pedonale esclusivo (vietato anche alle bici); l'altro, via Teline, libero dalle auto, dove lo spazio pubblico è stato restituito al quartiere.
Questo chiediamo all'amministrazione, interventi precisi e coordinati, come quelli che abbiamo appena elencato, che favoriscano un cambiamento nelle abitudini dei cittadini ed una trasformazione del tessuto urbano, senza partire dall'infrastruttura, ma da un progetto di mobilità.

mercoledì 11 ottobre 2017

29/10/2017 Raduno regionale FIab Sicilia sulla Ex Ferrovia Valle dell'Anapo

Fiab Gela Nanocicli aderisce al Coordinamento Regionale Fiab Sicilia. Simone Morgana, nostro presidente è anche Coordinatore Regionale Fiab.
Domenica 29/10/2017 partecipiamo alla pedalata che le associazioni Fiab di Sicilia faranno sulla ex Ferrovia della Valle dell'Anapo.

La Fiab Sicilia svolge un importante lavoro per il recupero e la conversione in greenways delle ex ferrovie. Un'attività findamentale per lo sviluppo del nostro territorio.
La realizzazione del Piano Regionale della Mobilità non Motorizzata rappresenta uno dei passi più importanti fatti per il raggiungimento di questo obiettivo. 
Dobbiamo continuare a camminare, integrando il Piano e chiedendo alla Regione Siciliana e alle amministrazioni locali di intervenire per avviare e completare i processi di conversione in greenways delle ferrovie dismesse in Sicilia


Pedalando insieme diamo voce a queste idee e a questi progetti. 

Questo è lo spirito con cui domenica 29/10/2017 le associazioni siciliane aderenti alla Fiab pedalano insieme sulla ex ferrovia della R.N.O. Valle dell'Anapo, uno degli esempi più importanti di questo grande lavoro di recupero.

Una pedalata che è una festa e al tempo stesso una manifestazione simbolica per mantenere viva l'attenzione su questo tema.
Una pedalata di pochi chilometri, facile, anche per famiglie, lungo una delle ex ferrovie più belle della Sicilia, attraverso il sito archeologico di Pantalica.

Programma della Giornata

ore 7,30 Raduno partecipanti a Gela presso stazione di servizio Eni davanti Hotel Sileno (lato via Venezia)

ore 8,00 Partenza per Sortino (ex Ferrovia Valle Anapo)

ore 10,00. Arrivo e Raduno partecipanti in bici presso ingresso ex ferrovia della R.N.O. Valle dell'Anapo, lato Sortino

ore 10,30 (puntualissimi) Partenza

ore 12,00 Arrivo masseria Case Specchi

ore 12,15 Breve incontro sul tema: Il recupero delle ex ferrovie e la loro conversione in greenways, interverrano:
Filadelfo Brogna direttore Unità Operativa 3 R.N.O. Valle dell'Anapo
Simone Morgana Coordinatore Regionale Fiab Sicilia
Giampaolo Schillaci Greenet Sicilia
Gaetano Brucoli Fiab Palermo Esperto nei progetti di recupero ferrovie dismesse

ore 13,30 Pranzo a sacco a cura dei partecipanti

ore 14,30 Inizio rientro

ore 15,30 Fine manifestazione

Note importanti:

Pedalata aperta a tutti, soci e non soci
Distanza, 16 km a/r
Difficoltà: Facile
Fondo: sterrato battuto e compatto
Bici: Tutti i tipi di bici tranne quelle da corsa
Bambini: possono partecipare: con bici proprie purchè in grado di percorrere la distanza in autonomia e senza rotelle; in alternativa trasportati con gli adeguati supporti sulle bici degli adulti
Raccomandato l'uso del casco
Pranzo: a sacco a cura dei partecipanti
Assistenza tecnica: a cura dei partecipanti

ATTENZIONE: obbligatorio avere le luci per l'attraversamento delle gallerie, pena il diniego di ingresso sulla ciclabile

Possibilità trasporto bici con furgone.

Per info e adesioni scrivete a fiabgela@gmail.com o chiamate al numero 3496185661

lunedì 9 ottobre 2017

La domenica solo in auto #unabicitroppeauto


Giorno 22/10/2017 ci riuniamo per pedalare insieme sul lungomare di Gela, ma, nel frattempo, mostriamo quale sensazione prova un ciclista urbano su quello stesso lungomare durante una pedalata domenicale. 
In quanranta secondi siamo stati sorpassati da sedici veicoli a motore, nel tragitto di dieci minuti ci hanno sorpassato all'incirca 150 veicoli a motore. Abbiamo incrociato solo 2 biciclette e quattro pedoni. 
I bambini con noi procedevano in bici, uno di loro attaccato alla bici dell'adulto tramite una barra rigida. La cosa incredibile è che molte auto rallentavano per consentire ai bambini che erano dentro l'abitacolo di guardare stupiti la scena del bimbo in bici sulla strada trainato dall'adulto, sempre in bici.
Vista la scena riacceleravano con la dovuta celerità.
Servono politiche che disincentivino l'uso dell'automobile privata e che favoriscano l'uso della bicicletta lungo le strade urbane, difendendo il ruolo importante della socialità e dello stare insieme, collegato alla riconquista di uno spazio pubblico per adulti e bambini.
Serve cambiare strada.
#unabici troppe auto

sabato 7 ottobre 2017

Domenica 22/10/2017 Pedalata cittadina: SeaCycle - Un mare di ciclabilità

Cerchiamo spazi per muoverci, per vivere la città, per vedere riconosciuto il concetto fondamentale di democrazia dello spazio. In una città invasa dalle auto tutti insieme, in bici, ci sentiamo più sicuri e possiamo farci notare rivendicando, divertendoci, le nostre idee.

Domenica 22/10/2017 facciamo una pedalata piccola, per tutti, soprattutto per i bambini. 
Ci incontriamo all'inizio della pista ciclabile di Macchitella alle 11,00, facciamo quattro chiacchiere, distribuiamo cioccolatini per rendere allegra la partenza e poi ci muoviamo attraverso il quartiere di Macchitella e la ciclabile, per imboccare il lungo mare e arrivare al faro interno del porto rifugio.

Pochi chilometri, tutti insieme, per divertirici, ma anche per chiedere che la pista ciclabile venga prolungata almento fino al porto rifugio.
Per ricordare che un porto in una città di mare è il luogo più aperto e vivibile, è l'ingresso da un confine e la partenza verso altri luoghi.

Vogliamo famiglie in bici, bambini, adulti. I bimbi sui seggiollini, gli adulti in bici, i bimbi sulle bici e gli adulti senza i seggiolini. Cerchiamo una comunità che rinunci all'auto e scopra il suo essere marinara attraverso il contatto con la terra di mare.
Per questo Sea Cycle.

Piccolo regalino (fino ad esaurimento) per ogni bimbo presente (anche sul seggiolino). 
Al porto aperitivo libero e collettivo (se si vuole) a spese dei singoli partecipanti.

NOTA BENE:
Raduno ore 11 di Domenica 22/10/2017 presso l'inizio della pista ciclabile di Macchitella lato Montelungo.
Pedalata cittadina facile da fare in gruppo.
Non è un evento sportivo, ma una pedalata lenta da fare insieme. Non servono tutine attillate, ma un sorriso e una bici, anche scassata, ma funzionante.
I bambini possono partecipare con bici proprie purchè in grado di pedalare autonomamente e senza rotelle.
I minori devono essere accompagnati dai genitori e sotto la piena responsabilità degli stessi.
Vi aspettiamo.

lunedì 2 ottobre 2017

La mobilità ciclistica dà fastidio a qualcuno?

Di seguito la nota stampa ufficiale pubblicata dalla Fiab Onlus in merito al ritiro dalla discussione in parlamento della LEgge Quadro sulla Mobilità Ciclistica

Se lo chiede FIAB-Federazione Italiana Amici della Bicicletta e tutto il mondo dei ciclisti urbani. A pochi giorni dalla chiusura della Settimana Europea della Mobilità (16-22 settembre, dove il Ministero dell’Ambiente è stato splendidamente assente) la scorsa settimana (il 28 settembre) in Parlamento, la Legge Quadro sulla Mobilità Ciclistica – presentata nel lontano 2014 – è stata nuovamente ritirata dalla discussione a causa di un parere non positivo da parte della commissione del Ministero dell’Economia e Finanza (MEF).

Ci domandiamo quali problemi ulteriori ci siano dietro una Legge che darebbe l'opportunità anche all'Italia, come nei Paesi Europei più avanzati, di pianificare, progettare, strutturare un nuovo modello di mobilità nelle nostre città – commenta con forza Giulietta Pagliaccio, presidente FIAB – La Legge Quadro sulla Mobilità Ciclistica, infatti, darebbe alle nostre città strumenti per cominciare ad affrontare con serietà anche l'emergenza smog che, siamo certi, vedrà tra poche settimane tutti i sindaci, i presidenti di regione e i politici vari sulle barricate a cercare le soluzioni più fantasiose”.

Ancora una volta ci viene detto che, nonostante il Ministero dei Trasporti abbia indicato le risorse per la copertura della Legge Quadro sulla Mobilità Ciclistica, il Ministero Economia e Finanza ha richiesto ulteriori dettagli – spiega Giulietta Pagliaccio che aggiunge - Se tanta solerzia fosse stata messa nelle grandi opere autostradali forse, oggi, non staremmo pagando autostrade inutili. Chissà perché, invece, per la mobilità ciclistica c'è sempre qualcuno che ha bisogno di sapere anche la marca della vernice per pitturare le strisce”.

I toni che ha assunto la vicenda dell’approvazione della Legge Quadro sulla Mobilità Ciclistica sono definiti da FIAB ridicoli e incomprensibili “tanto da portarci a pensare che forse questa Legge dà veramente fastidio a qualcuno – dice Giulietta Pagliaccio – ma poiché la campagna elettorale è cominciata, prima o poi lo scopriremo”.

Inutile ricordare che la Legge Quadro sulla Mobilità Ciclistica (presentata in Parlamento il 17 ottobre 2016 dall’on Paolo Gandolfi dell’Intergruppo parlamentare per la Mobilità Nuova e Ciclistica, dopo due anni di lavori e revisioni e destinata, ora, a divenire carta straccia per via della fine della Legislatura), sarebbe funzionale a sostenere una politica nazionale che, con un rinnovato approccio, possa dare seguito alle ormai note esigenze di città soffocate dal traffico e dall’inquinamento, considerando che l’80% della popolazione italiana vive all’interno di agglomerati urbani.

Il ritorno economico per l’intera società generato dagli investimenti in mobilità ciclistica è dimostrato da diverse ricerche. Secondo un autorevole studio fatto a Copenaghen*, ad esempio, un segmento d’infrastruttura ciclabile lungo 1 km porta un guadagno netto di 42 centesimi per ogni ciclista che lo percorre, mentre lo stesso km fatto in auto genera una perdita di 3 centesimi. E, poiché la matematica non è un’opinione, è facile comprendere come il ritorno generato da quel km, percorso da una media di mille ciclisti, sia di 420 euro al giorno, ovvero oltre 150.000 euro in un anno.

In bici con i bambini si può e si deve

Saranno migliaia gli articoli che descrivono la possibilità di andare in giro in bici con i bambini, sfatando miti tipicamente italici in cui si lascia intendere che da settembre a maggio non si possono portare per via del freddo e da giugno ad agosto per via del caldo, ed anche se le condizioni climatiche lo permettessero non avremmo la possibilità di portare in nostri amati pargoli con noi perchè il traffico è pericoloso, lo smog uccide e una meteorite potrebbe arrivare dal cielo, non si sa mai.

Ovviamente i miti sono falsi e alcuni di noi da anni portano in giro per la città i propri figli in bici, spingendosi, cose incredibili, anche al di fuori dei confini urbani.
Gli strumenti esistono e sono utilissimi, basta usarli con consapevolezza, scoprendo il fatto che muoversi in bici rende gli adulti sereni, i bambini felici e riduce il traffico, visto che per ogni famiglia che si muove in bici c'è un auto in meno che circola (anche due a volte).

Il seggiolino.
Il mercato è pieno di seggiolini di ogni stile e colore, abbiate l'accortezza di scegliere solo quelli omologati e che riportino il richiamo EN 14344, che è la normativa europea che disciplina le regole di sicurezza per i seggiolini bimbo, che sono queste: per i seggiolini posteriori il peso del bambino  è ricompreso fra i 9 ed i 22 kg, mentre per quello anteriore è ricompreso fra i 9 ed i 15 kg; i seggiolini devono avere gli angoli arrotondati o comunque protetti da materiale plastico, inoltre non devono esserci parti piccole staccabili che potrebbero essere ingerite dal bambino.
Vi ricordiamo che il codice della strada disciplina le caratteristiche tecniche delle attrezzature per il trasporto dei bambini all'art. 225 del regolamento attuativo.
Inoltre ricordiamo una cosa fondamentale: sul telaio della bici non si può portare più di un bambino a meno che la bici non sia appositamente omologata per il trasporto di più bambini, per esempio le cargo bike.


Il carrellino
Carrellino con bandierina
I carrellini sono una cosa molto utile, perchè permettono di trasportare anche bambini al di sotto dei 9 kg di peso, di proteggere i pargoli dalle intemperie e di utilizzarli come carrello porta oggetti, quando
l'apposito vano è presente.
Molti diranno che nelle strade urbane non sono molto sicuri, perchè essendo bassi non risultano visibili. In effetti la critica è veritiera, ma con le apposite bandierine di segnalazione il problema è risolto. I carrellini, inoltre, hanno uno scheletro in alluminio molto robusto che protegge il bambino unitamente alle cinture di sicurezza.



Il cammellino
Avete presente la mezza bici, quella con una ruota sola, la posteriore, e che nella parte anteriore si collega al tubo reggi sella della bici dell'adulto? ecco, quello è il cammellino. Diavoleria interessante ed utilissima, che ci consente di portare il nostro pargolo cresciuto facendolo pedalare e sottraendolo

all'oziosa costrizione del seggiolino o del carrellino. Certo è che poi, dopo l'acquisto, ci troviamo questa mezza bici che non è il massimo dell'utilità, inoltre, quando si arriva nei luoghi di sosta, dove il bambino potrebbe anche pedalare da solo, non lo si può utilizzare, per questo ci sentiamo di consigliare, in alternativa al cammellino, gli strumenti di traino della bici del bambino vera e propria, tipo la barra trainante o il Follow me.



La barra trainante (trail gator) ed il Follow me
Sono due sistemi intelligenti che permettono all'adulto di trainare il bambino lungo le strade con maggiore traffico o di coprire grandi distanze, ma che consentono di portare con se la bici del bambino. Così, quando il piccolo ha voglia di pedalare, la strada si è fatta più sicura o si arriva in un luogo di sosta, lui si può svagare con la propria bici. Sul mercato trovate due soluzioni. 
Trail Gator
La meno costosa è la barra rigida o, come è meglio conosciuto, Trail Gator Simile al principio del cammellino collega la bici dell'adulto con la parte anteriore della bici del bambino, sollevando la ruota da terra. 
Più costoso, molto più costoso, quasi cinque volte di più, è il sistema Follow Me, che permette di collegare la bici dell'adulto a quella del bambino ancorandola con la ruota anteriore e rendendo
Follow me
più stabile e fluido il movimento.
Li abbiamo provati entrambi e ci sentiamo di dire che il rapporto qualità prezzo della barra trainante è insuperabile. Poi se avete soldi da spendere potete comprare il Follow Me, ma non è indispensabile.




Questo il mercato degli strumenti per creare una famiglia in bici e per cominciare a vivere le giornate all'aria aperta e non più dentro l'abitacolo di un auto. Scoprendo forme di mobilità nuova e sostenibile. Noi lo facciamo da anni e la cosa continua a divertirci tantissimo.
Buona pedalata. 

mercoledì 27 settembre 2017

E noi lo denunciamo... Non vogliamo la bici Illegale

La bici non è una moto
Alla fine lo abbiamo dovuto fare. Dopo tanti post su questo blog e diverse segnalazioni fatte in via informale, abbiamo ritenuto opportuno segnalare alle autorità la pericolosa situazione dei ciclomotori elettrici che indisturbati circolano lungo le vie cittadine. Avemmo voluto vedere un intervento tempestivo anche senza una formale segnalazione, ma si vede che la cosa non era opportuna. Il problema si pone inoltre con riferimento alle bici a pedalata assistita che non rispettano i parametri di legge. Questi mezzi sono ancora più pericolosi per gli utenti deboli della strada e, in particolare, per tutti quei ciclisti che rischiano di essere travolti da finte biciclette che viaggiano a 40 km/h. 
Ricordiamo che il Codice della Strada permette alle biciclette a pedalata assistita di circolare purchè rispettino determinati parametri. Velocità massima di assistenza 25 km/h; potenza nominale del motore 0,25 kw, assistenza solo con pedali in movimento.
Questo significa che la bici a pedalata assistita è a tutti gli effetti una bici, con l'unica differenza che assiste, appunto, il ciclista. Se il ciclista smette di pedalare il motore si ferma, quando la bici arriva a 25 km/h il motore si ferma, oltre quella velocità è solo propulsione muscolare. 
Qualsiasi altra variazione è illegale, lo ripetiamo ancora una volta, ILLEGALE.
Continueremo questa nostra campagna perchè crediamo nei benefici della bici a pedalata assistita e siamo assolutamente convinti che possa rivoluzionare la mobilità ciclistica, purchè rispetti quei limiti stringenti, che, correttamente, sono stati imposti dalla legge. Ogni violazione in tal senso rappresenta un danno gravissimo a questo processo rivoluzionario.

giovedì 21 settembre 2017

Il comune distrugge la ciclabile?

La pista ciclabile di Macchitella rappresenta per Gela l'unica infrastruttura dedicata alla mobilità ciclistica. Una porzione di percorso destinato esclusivamente alla tutela di chi si sposta in bici, ottenuta con grande fatica dalla Fiab Nanocicli Gela e dal Comitato di Quartiere Macchitella.
Distruggerla o danneggiarla non è la cosa più saggia che si possa fare, stupisce poi quando si scopre che mezzi pesanti l'hanno percorsa per effettuare dei lavori all'interno di un immobile di proprietà comunale. Vogliamo sperare che non sia stato proprio il Comune di Gela a fare quei lavori, ma che si sia trattato di soggetti esterni o, comunque, non direttamente inviati dall'Ente, in caso contrario assisteremmo al paradosso di un ente pubblico che, dopo avere investito denaro pubblico per la realizzazione di un bene pubblico ( la reiterazione del concetto pubblicistico è importante), decide in maniera incauta e illegittima di distruggerlo. 
La pista ciclabile è infatti realizzata per sopportare il passaggio delle biciclette, non certo per resistere alle automobili o al peso dei mezzi da lavoro.
Serve tutelare questo bene e non danneggiarlo, serve implementare le politiche a sostegno della
mobilità ciclistica e, in genere, a sostegno di una mobilità che favorisca il recupero e la tutela dello spazio pubblico e condiviso in alternativa all'occupazione costante dei luoghi fondamentali per lo sviluppo e la crescita di una comunità.
Quello che le immagini mostrano è un atto che non deve ripetersi e, ove dovesse nuovamente reiterarsi, questa associazione, a tutela degli utenti della mobilita ciclistica, è pronta ad agire nelle dovute sedi per determinare l'immediata cessazione di ogni atto di danneggiamento perpetrato contro l'infrastruttura della pista ciclabile.
Una comunità di cittadini non può restare in silenzio davanti alla distruzione di un bene comune.

martedì 19 settembre 2017

La bici elettrica non va a motore e non è un ciclomotore

ciclomotore elettrico
Dispiace sollevare una questione che ci sarebbe piaciuto non vedere. L'abuso in città di mezzi che vengono intesi come bici a pedalata assistita ma che sono, in maniera diretta o indiretta, dei veri e propri ciclomotori.
Una cosa positiva che è accaduta a Gela nell'ultimo anno è stata la nascita di attività imprenditoriali private per il noleggio di bici a pedalata assistita. 
Questo ha portato alla diffusione della bici a pedalata assistita lungo le vie della nostra piccola e caotica città. 
Conquista di civiltà o fenomeno modaiolo poco importa, quello che conta è che le due ruote a pedali hanno cominciato a circolare.
Il problema, però, è dato dal fatto che alcuni di questi mezzi sfrecciano a quasi 40 km/h lungo le vie cittadine, le ztl, la pista ciclabile e le aree pedonali, in violazione del codice della strada, che limita la velocità delle bici a pedalata assistita a 25 Km/h e la loro potenza a 0,25 kw. 
In pratica ci è capitato di vedere bici a pedalata assistita con potenza ben superiore a tale valore.
L'altra faccia spiacevole della medaglia è il vedere circolare in città, senza targa e in piena anarchia ciclomotori elettrici.
Molti infatti confondono la bici a pedalata assistita con il ciclomotore elettrico, che ha certamente i pedali, ma che per muoversi fa a meno della spinta propulsiva delle gambe, ha un acceleratore autonomo come in tutti i motorini e supera di gran lunga il limite dei 25 km/h. 
Anche in questo caso i ciclomotori elettrici (non chiamiamole bici) sfrecciano dentro le ztl, le aree pedonali e sull'unica pista ciclabile della città.
La bicicletta è un mezzo di trasporto che rappresenta una grande evoluzione per la riconquista dello spazio pubblico e la creazione di vivibilità urbana, ma la truffa dei ciclomotori elettrici e delle bici a pedalata assistita truccate rischia di creare solo danni, soprattutto ai cittadini più deboli, come anziani, disabili e bambini.
Ci auguriamo che ci siano controlli adeguati al fine di impedire che questo fenomeno possa rovinare la bellezza del muoversi in bicicletta ed i benefici collegati.

sabato 13 maggio 2017

Parte la campagna #codicedisicurezza: basta con i morti in strada

La Fiab lancia a livello nazionale la campagna #codicedisicurezza. Un laccetto bianco semplicissimo attaccato alle nostre borse, alle nostre bici, se si vuole anche ad una automobile, è il segnale esplicito di chi direttamente sulla strada ha aderito alla campagna. 
UN LACCIO BIANCO per dire BASTA ai morti sulle strade.
Un laccio bianco che non può essere la fine di questa campagna, ma che è solo l'inizio. Chiediamo alle istituzioni, al parlamento, di completare la riforma del codice dell strada, oggi ferma al senato dopo l'approvazione alla camera. Una richiesta popolare che deve essere un segnale chiaro per i parlamentari, un segnale che manifesta la volontà di chi ogni giorno rischia la vita sulle strade.
Il nuovo codice della strada deve mettere al centro la persona e non l'automobile; deve ridare spazio all'individuo, sottraendolo alle automobili, che oggi occupano gli spazi vitali delle nostre città (guardiamoci intorno e capiremo questa affermazione) una semplice foto può forse aiutare a
Sosta selvaggia
comprendere. 
Ognuno di noi ha un grande potere. 
Per questo la campagna #codicedisicurezza è una opportunità collettiva per portare avanti un concetto nuovo, quasi rivoluzionario e non ortodosso, una sorta di diritto allo spazio pubblico che oggi ci viene palesemente negato.
Un laccetto bianco per cominciare ed il nostro impegno per andare avanti.
Condividiamo tutti.
 

mercoledì 3 maggio 2017

La via Francigena a Gela: un racconto lungo un viaggio

In un'epoca in cui tutto viaggia veloce e dove la multimedialità ha abbattuto, apparentemente, ogni confine, si torna a parlare di pellegrinaggi, riscoprendo gli antichi cammini, le vie di terra che portavano i pellegrini nei luoghi sacri. 
Per convenzione queste strade prendono il nome di vie Francigene. Definizione ormai estesa a tutti i cammini che conducevano verso la terra santa. 
Ognuno riscopre la propria spiritualità calpestando le tracce dei viandanti del passato, di coloro i quali, affrontando un viaggio lungo e pericoloso, andavano, anche per delega, a visitare i lughi santi, non solo mediorientali, ma anche europei.
La Sicilia, l'isola al centro del grande mare Mediterraneo, la terra invasa da ogni popolazione, il luogo contaminato per eccellenza, crocevia di pasaggi e di battaglie, è ricca di questi cammini, di strade che, nel cuore o lungo la cosra, portavano ai porti orientali dell'isola per proseguire il viaggio verso il sacro luogo. 
E Gela, la città greca, era uno dei luoghi di passaggio e di partenza per queste sacre destinazioni. Inserita, per la sua natura costiera, lungo l'itinerario meridionale che, dalla via francigena Selinuntina, proveniente da Agrigento, si trrasformava nella via francigena Fabaria. 
A Gela, nella città che per atto notarile si chiamava Eraclea, città di Ercole, e per uso comune si definì sempre Terranova, prima di riprendere l'antico nome greco, i pellegrini sostavano, venivano accolti e poi ripartivano. 
Nel famoso Hospitalia di San Giacomo, l'apostolo viandante, la chiesa posta fuori dalle mura di cinta della
San Giacomo a Gela
città medievale, che ospitava i pellegrini nei loro cammini. La chiesa il cui portale oggi si erge al centro dell'omonima piazza e che fu luogo di passaggio e di incontro. 
Come un moderno ostello i viaggiatori, i viandanti, i pellegrini, potevano riposare dopo il lungo cammino senza varcare le porte della città di Terranova.
La mobilità dolce riscopre questi territori e queste vie, riportate alla luce da ognuno di noi, con la propria curiosità, con la voglia di ritrovare la storia che appartiene all'uomo. 
Così, Fiab Gela Nanocicli, riscopre l'antico cammino della via Francigena Fabaria, lo rivisita e ne parla in un incontro che è l'inizio di un viaggio in bicicletta, che è valorizzazione della mobilità lenta. Non semplice cicloturismo, ma mobilità sostenibile nei territori dell'isola più grnade del Mediterraneo.
Ma per comprendere un cammino serve un racconto della sua storia, così ne parliamo a Gela, sabato 13 Maggio 2017 alle ore 18,00, all'interno del Museo Archeologico, con l'intervento della professoressa Salvina Fiorilla. 
Riscopriamo la Via Francigena a Gela, i luoghi dei cavalieri che in questa terra difendevano i pellegrini, le tracce di un cammino che non è stolo storia di terra, ma che è anche narrazione di porti, imbarcazioni, isole e caricatori. 
Perchè raccontare un cammino significa raccontare un territorio, ritrovare la sua storia, riscoprire il suo stesso modo di essere luogo di vita e comunità di uomini.

venerdì 21 aprile 2017

Perdere le occasioni sulla mobilità sostenibile

Rimaniamo sempre perplessi quando la politica, in maniera reiterata, decide deliberatamente di perdere le occasioni che lo Stato e la Comunità Europea mettono a disposizione per implementare i progetti collegati alla mobilità sostenibile.
Giorno 17/04/2017 scadeva il termine per la seconda chiamata dettata dal bando europeo Urban
Innovative Actions, che, tra le tre voci specifiche, prevedeva la possibilità di presentare progetti collegati alla mobilità sostenibile.
La città di Gela, in tale contesto, risultava molto avvantaggiata, non per meriti della propria gestione amministrativa, ma per gli eventi del caso e della natura che l'hanno inserita all'interno dei grandi itinerari nazionali ed Europei del cicloturismo e della mobilità sostenibile; che le hanno permesso di beneficiare dei percorsi cicloturistici transfrontalieri, in maniera diretta con Malta ed indiretta con la Tunisia; che le hanno dato una rete di comunicazione interna e costiera derivante dalla morfologia del suo territorio.
Gela ricade infatti nel grande percorso europeo Eurovelo; in quello riconosciuto dal Ministero Dei Trasporti, progettato proprio da Fiab e denominato Bicitalia; nel percorso transfrontaliero Sicilia/Malta denominato Sibit/Med in Bike e, indirettamente, è collegata tramite quest'ultimo alla rete dei percorsi cicloturistici transfrontalieri Sicilia/Tunisia, denominata CulTuRas.
Sono tutti valori aggiunti che, sviluppati anche con il Piano Regionale della Mobilità Non Motorizzata in Sicilia, avrebbero permesso di porre in essere un progetto per la partecipazione al bando UIA estremamente credibile e di grande fattibilità. Purtroppo questo non è avvenuto e l'amministrazione ha scelto di basare la partecipazione al bando UIA su altre direzioni. Nessuna questione su questa valutazione. Dispiace, però, che questa amministrazione non voglia puntare su un chiaro sviluppo sostenibile ed integrato del territorio, soprattutto puntanto sulla mobilità, elemento fondamentale per la costruzione di una città moderna. 
Il segnale negativo dell'UIA si somma a quello legato alla mancata presentazione di progetti per il bando nazionale aperto dal Ministero dell'Ambiente sempre con riferimento alla mobilità, che scadeva nel Gennaio 2017. 
Vorremmo sinceramente capire il perchè di queste scelte, totalmente in controtendenza con l'idea di sviluppo applicata a tutti i livelli istituzionali nell'ambito della mobilità nuova.

martedì 18 aprile 2017

Il ciclotour dello sbarco è memoria di viaggio e presa di posizione.

Domenica pedaleremo ancora una volta lungo un itinerario meraviglioso. Il ciclotour sui luoghi dello sbarco americano non può e non deve essere considerato una carrellata di luoghi messi in mostra ai pedalanti. 
In una terra combattutta come la nostra, che ha sofferto lo scempio dell'aggressione industriale, un'associazione come Fiab Gela Nanocicli, che è ambientalista per scelta, statuto e pratica, ha il dovere di mostrare l'altra faccia della medaglia, il lato oscuro di quella luna luminosa che qualcuno vuole troppe volte nascondere. 
La piana di Gela, immensa e bellissima, colma di storia e di fascino, tagliata da oriente ad occidente, da sud a nord, dalle provinciali in disuso che sono ciclabili di fatto, è una piana resistente, una piana che resiste. Resiste da sempre all'attacco di chi senza pudore l'ha voluta devastare, nel profondo, nelle viscere, con l'estrazione di quel petrolio che tanta ricchezza avrebbe dovuto portare e che oggi ci ha reso dei miserabili reietti agli occhi di tutti coloro che guardano a Gela e riescono a vedere solo l'orrore dell'industria. 
La piana resistente è la natura tenace che andiamo a vedere. Scegliendo la bicicletta, facendolo lentamente.
Così, mentre la città scompare, sventrata dall'abusivismo edilizio che ne ha ucciso la memoria storica per trasformare l'antica pietra meravigliosa in orribile cemento da poveriricchi, noi guardiamo quei piccoli angoli che sono ancora testimonianza di un passato che non si cancella, perchè ripensando al passato possiamo edificare un futuro che sia degno di questo nome.
Ma non nascondiamo nulla nelle nostre tracce pedalanti. Il ciclotour dello sbarco, come tutte le nostre iniziative, mostra, per scelta e consapevolezza, i luoghi che sono il manifesto di un'aggressione industriale. 
La contrada Settefarine
Lasciamo la città attraverso il quartiere che oggi occupa l'antica contrada Settefarine, un tempo luogo paludoso e confine dell'antico agglomerato urbano, poi terreno prospero per lottizzazioni folli che hanno visto nascere in una notte (scusateci l'iperbole) un intero quartiere abusivamente pensato e realizzato. Settefarine, simbolo del denaro petrolifero, della città piccola che vedeva arrivare il salario all'improvviso e che lo spendeva per la CASA, l'immobile solido per l'intera famiglia; lo spendeva distruggendo la memoria edilizia, quella sociale, quella storica. 
La piana e le sue testimonianze
Oltre Settefarine il viaggio continua verso la meraviglia della piana di Gela, per mostrare il contrasto, il lato luminoso di Gela. Le colline coltivate a grano, gli antichi bunker fascisti, le vestigia del Castello federiciano, la diga del cinquecento, i bunker antischeggia e l'area del vecchio aereoporto militare. Un viaggio che non nasconde nulla della natura resistente, ma che punta dritto alla storia attuale.
Il centro olii e lo scempio industriale
Il rientro passa dalla bellezza dei nidi di cicogna e della vegetazione palustre allo scempio senza tempo dell'industria petrolifera.
Gela riappare a Sud, nella sua veste orientale industriale, lungo la vecchia provinciale che segue il cammino degli antichi viandanti Jacopei. Eccola la signora deturpata dall'oro nero.
Il nostro è un attraversare, un andare dentro i luoghi, per riscoprire la loro essenza. Così, l'ultimo chilometro è un viaggio nell'industria, tra vecchie discariche di petrolio, tubi sfatti e arruginiti, vestigia di una ricchezza mai compiuta. Una piccola strada che è memoria e monito per il pensiero del futuro: non ci può essere ricchezza dall'offesa agli uomini e alla natura.
Il ciclotour dello sbarco è un ricordo storico, è una fotografia del presente, è un diario di viaggio ed è un viaggio per chi vuole scrivere un proprio diario. Il ciclotour dello sbarco è testimonianza ed insegnamento, è didattico e divertente, come solo la realtà sa esserlo. 
Lo abbiamo pensato tanti anni fa perchè per fare rinascere questa città serve un costante impegno per restituire la sua memoria, la sua storia, la sua identità, che non è mai stata, non è e mai sarà, industrialpetrolifera.
Buona pedalata a tutti, vi aspettiamo giorno 23/04/2017

lunedì 10 aprile 2017

Ciclabilità nella Riserva del Biviere di Gela

Ci siamo a lungo dedicati alla creazione di un itinerario cicloturistico che permettesse di collegare la città con la Riserva del Biviere di Gela e, all'interno della riserva, che consentisse di visitare il lago a piedi o in bicicletta. L'esperienza della Ciclovia del Biviere è stata più volte ripetuta grazie alla collaborazione del direttore della Riserva del Biviere di Gela, Emilio Giudice e all'insostituibile lavoro degli operatori della Riserva. 
Una gestione, quella del Biviere di Gela, che continua in maniera ottimale, nonostante gli impedimenti di carattere burocratico che spesso rallentano lo sviluppo delle idee. Un esempio concreto è dato dal posizionamento della segnaletica CAI sui percorsi della riserva. Segnaletica che indica anche il percorso cicloturistico, così come pensato da Fiab Gela Nanocicli in collaborazione con gli operatori. 
Oggi, grazie alla volontà della Riserva Naturale Biviere di Gela e a chi lavora ogni giorno all'interno di questa oasi fondamentale, questi percorsi sono una concreta realtà che permette di fruire degli spazi naturali legati al Lago Biviere. 
Il prossimo 23 aprile la Riserva organizza un'escursione a piedi per valorizzare questi percorsi. 
Ogni nuova conquista per la mobilità è sempre un passo avanti per migliorare il territorio in cui viviamo e per creare nuove forme di sviluppo. Va, peraltro, ricordato che proprio la Riserva del Biviere di Gela è posizionata lungo il percorso cicloturistico nazionale Bicitalia, segnalato grazie alla cartellonistica predisposta in seno al progetto transfrontaliero SIBIT - Med In Bike, con il lavoro dei responsabili di Fiab in Sicilia.
Ogni passo è una conquista, ogni colpo di pedale è una strada nuova che si crea. Fiab lavora per questo.

giovedì 30 marzo 2017

La Fiab Sicilia ed il nuovo Piano Regionale dei Trasporti

La Regione Siciliana sta elaborando il Piano Regionale dei Trasporti. Un lavoro importante che può rappresentare la nuova mappa su cui costruire lo sviluppo dell'isola. Non solo perchè traccia le regole per la viabilità, ma perchè permette di comprendere qual è l'indirizzo politico regionale sulla mobilità. In questo senso la Regione Siciliana, grazie anche al contributo di Fiab, con Decreto Assessoriale pubblicato sulla GURS n. 28 del 01/07/2005,  aveva adottatto il Piano della Mobilità Non Motorizzata in Sicilia. Un piano fonadamentale per lo sviluppo della mobilità sull'isola, che lo stesso Decreto Assessoriale, all'art. 1, dichiarava di adottare per realizzare una rete regionale di mobilità alternativa di trasporto a basso o nullo impatto ambientale con l'utilizzazione dei sedimi delle linee ferroviarie dismesse e di altra viabilità minore o secondaria.
Il piano struttura la sua ratio nel recupero di quei canali viari che per la mobilità veicolare pesante sono oramai inutilizzabili, per ragioni differenti, e che, invece, rappresentano un patrimonio inestimabile per la mobilità cosiddetta "dolce". Pensiamo alle vecchie ferrovie dismesse, a moltissime strade secondarie ormai abbandonate, alle antiche trazzere. Realtà che oggi sono il manifesto di una mobilità alternativa ed in grande crescita.
Il Piano della Mobilità non Motorizzata in Sicilia è concepito, per definizione espressamente riportata all'interno dello stesso, come parte integrante del piano regionale dei trasporti e, quindi, i due piani devono necessariamente essere strettamente collegati e sistematicamente aggiornati in coordinamento fra loro.
Pena la violazione delle stesse previsioni di cui al Decreto Assessoriale del 06/06/2005.
In questo senso il coordinamento regionale Fiab Sicilia ha avviato un dialogo con la Regione Siciliana, affinchè i dipartimenti competenti provvedano ad inserire nel nuovo piano regionale dei trasporti le previsioni di cui al piano della mobilità non motorizzata. 
Il coordinamento regionale Fiab Sicilia, rappresentato da Simone Morgana, con il lavoro puntuale e preciso di Gaetano Brucoli, ha inviato due note ai Dipartimenti Trasporti, Turismo e Ambiente della Regione Siciliana, chiedendo, con la prima, del 13/03/2017, l'integrazione ed il coordinamento del redigendo Piano Regionale dei Trasporti con il Piano della Mobilità non Motorizzata in Sicilia e con la seconda, del 29/03/2017, l'inserimento nel Piano Regionale dei Trasporti di questa semplice definizione: per tutto ciò che concerne la tematica della mobilità non motorizzata, il Piano Regionale dei Trasporti, si avvale ed acquisisce come propria parte integrante e in qualità di piano di settore, il vigente Piano Regionale della Mobilità non Motorizzata, approvato con Decreto del 6 giugno 2005 e pubblicato in GURS supplemento ordinario n° 28 del 01/07/2005.
Tale piano potrà essere sottoposto ad aggiornamento sia autonomamente che più complessivamente all'interno dell'aggiornamento del Piano Regionale dei Trasporti”.
L'inserimento di questo periodo all'interno del dettato previsionale del Piano Regionale dei Trasporti, permetterebbe di sfruttare integralmente le previsioni inserite all'interno del Piano Regionale della Mobilità non Motorizzata. In assenza di tale coordinamento il risultato sarebbe quello di avere un piano, quello della Mobilità non Motorizzata, indubbiamente affascinante, ma praticamente non funzionale, perchè di esclusiva pertinenza del Dipartimento Turismo e non calato nelle previsioni regolamentari ed attuative del trasporto regionale, cosa che sarà possibile ottenere solo con l'integrazione proposta dal Coordinamento Regionale Fiab Sicilia. 
Rimaniamo adesso in attesa di un positivo riscontro da parte della Regione Siciliana, segnale che permetterebbe di rendere operativo quello che sulla carta è un Piano fondamentale per lo sviluppo di una nuova mobilità sull'isola più grande del Mediterraneo. 

                                  Il Coordinatore Regionale Fiab Sicilia 
                                   Simone Morgana


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venerdì 24 marzo 2017

23/04/2017: a Gela il Ciclotour sui Luoghi dello Sbarco Americano

Lo sbarco in Sicilia del Luglio 1943 rappresenta una pagina di storia poco raccontata. Eppure la liberazione dell'Europa dal nazifacimo non iniziò dalle spiagge fredde della Normandia, ma dal caldo litorale della Sicilia. La piana di Gela, l'allora piccolo paese di Gela, fu la porta per conquistare l'Europa, ma fu anche un luogo ostico per i soldati americani guidati dal generale Patton, che subirono perdite impreviste e che sottovalutarono la resistenza dei pochi soldati italiani rimasti. I luoghi di quello sbarco sono ancora presenti e raccontano una storia visibile e chiara. Segnata dalle lapidi seminascoste nei vecchi palazzi del centro storico di Gela, dal vecchio pontile sbarcatoio, dai bunker antischeggia e dalle casematte di prima e seconda linea, che si ergono nella piana di Gela, dall'antico castello federiciano, roccaforte dell'esercito italiano, dalla pista dell'aeroporto di Ponte Olivo. Questi luoghi sono la storia che ci appartiene e che si mostra meravigliosa a chi lentamente sceglie di viverla con il passo lento della bicicletta.
E' questo il Ciclotour sui Luoghi dello Sbarco Americano a Gela, un itinerario affascinante che apre le porte alla storia e che ci permette di riscoprire il territorio della Sicilia Meridionale.
Fiab Gela Nanocicli da anni segue questo itinerario, lo ha creato e lo ha valorizzato, credendo nella forza della memoria e nella bellezza di questi luoghi.

Ripartiamo con il Ciclotour Domenica 23/04/2017, per trascorrere una parte della giornata pedalando lungo la piana di Gela, partendo dalla costa ed inoltrandoci nell'interno, così come fecero le truppe americane, seguendo le loro tracce, ancora oggi visibili.

Per consentire la partecipazione anche a chi non è molto allenato Fiab Gela ha stipulato una convenzione per i soci Fiab e per gli iscritti al Ciclotour con Rent Bike Gela per il noleggio delle bici a pedalata assistita al prezzo scontato di 7 € a bici per tutta la giornata. 
Potete prenotare la bici direttamente cliccando qui e utilizzando il codice sconto attivo sul sito.

Per il tesseramento con Fiab Gela basta visitare questa pagina.

Per l'iscrizione al Ciclotour dello Sbarco del 23/04/2017 basta inviare una mail all'indirizzo fiabgela@gmail.com con la specifica richiesta di iscrizione e verrete immediatamente ricontattati.

Info sul tour e suleggio bici: fiabgela@gmail.com - 3496185661 

Chiusura iscrizioni giorno 20/04/2017

Caratteristiche del Tour

Raduno in bici ore 8,30 in piazza Umberto I a Gela
Partenza ore 9,00 (i ritardatari non si aspettano)
Fine Tour ore 13,30
Difficoltà: Media
Andatura:  lenta (sconsigliato ai corridori - consigliato ai curiosi)
Lunghezza: 36 km
Dislivello in salita: 140 m complessivi
Fondo: prevalentemente asfaltato con 1 km di strada sterrata ben battuta.
Bici consigliata: trekking Bike (city Bike)
Possibilità bici a pedalata assistita: Si con Noleggio convenzionato a 7 € giornalieri presso Rent Bike Gela
Uso del casco: consigliato
Bambini sotto i 12 anni: sconsigliato
Minori: obbligo accompagnamento da parte del genitore
Uso del casco: consigliato
Acqua: da portare con buona riserva personale
Guida Ufficiale Fiab: SI
Assicurazione: solo su richiesta al costo di 2€
Traccia percorso: clicca qui


mercoledì 22 marzo 2017

La mobilità ciclistica nel regolamento per la sosta

Dopo un mese di lavori molto contrastati il consiglio comunale di Gela ha approvato il regolamento per la gestione della sosta a pagamento. Un atto che, già indirettamente, influiva sull'incremento della mobilità ciclistica, regolamentando e restringendo la possibilità di parcheggio auto, soprattutto nel centro storico. Ma quello approvato dal consiglio è un atto importante anche perchè prende in diretta considerazione due problematiche fondamentali, quella dei noleggiatori di biciclette e quella della gestione della sosta delle biciclette. Apparentemnte ininfluenti, questi punti regolamentari sono una conquista per la mobilità ciclistica, una conquista dovuta anche al lavoro di FIAB Gela Nanocicli. Il regolamento prevede l'installazione di rastrelliere per biciclette in posti di facile accesso e con struttura che permetta di fissare in sicurezza il telaio, escludendo la possibilità che la sosta delle biciclette possa essere sottoposta a pagamento. Inoltre, grazie ad un importante suggerimento di FIAB, il regolamento favorisce tutte le iniziative connesse all'attività di noleggio bici. Prevede, infatti, che nel caso in cui il noleggiatore privato voglia posizionare le bici nello spazio antistante il proprio esercizio la concessione possa essere rilasciata anche in presenza di strisce blu. Cosa questa in precedenza non permessa e che ha generato problematiche non indifferenti per chi ha deciso di dedicarsi alla cosidetta "bike economy". A Gela le attività di noleggio di bici a pedalata assistita sono cresciute e con esse è cresciuto il numero delle persone che usa la bici per muoversi in città. Favorire queste forme di imprenditoria è sicuramente utile per il territorio e lo sviluppo della comunità.
Il regolamento per la gestione della sosta diventa uno strumento, fra i tanti, per cominciare a cambiare la vivibilità cittadina.

venerdì 17 marzo 2017

Il pedone, il ciclista e la ciclabile


"Ho investito un pedone lungo una ciclabile, posso essere considerato responsabile?"

Le ciclabili ci fanno sentire sicuri, come se ci muovessimo in un territorio protetto. Eppure questo senso di protezione non può essere considerato totale. L’essere su una ciclabile ci impone comunque di procedere con prudenza e diligenza, visto che la bici è comunque un mezzo di trasporto. Questi concetti sono spesso dimenticati e siamo convinti che sulle ciclabili avremo sempre ragione in caso di incidente. Purtroppo non è così. Il nostro codice civile prevede per la circolazione dei veicoli la piena responsabilità di chi investe una persona (Art.2054), a meno che non si dimostri di avere fatto il possibile per evitarlo. Quello che importa è la dinamica dell’evento. Se mi trovo su una ciclabile in rettilineo, con ampia visibilità e in lontananza mi accorgo di un pedone che cammina, investendolo dovrò pagargli i danni. Questo perché anche se il pedone non doveva esserci io potevo benissimo evitarlo. Cosa diversa è l’evento imprevedibile: un pedone che all’improvviso, correndo, invade la ciclabile; che staziona all’uscita di una curva cieca, magari di sera. In queste situazioni è certamente più probabile avere ragione, ma non ne abbiate sempre la certezza, spesso una percentuale di corresponsabilità è in agguato. Ricordatevi che una cosa è risarcire i danni al danneggiato (responsabilità civile), altra cosa è essere punito per aver fatto danni (responsabilità penale). In quest’ultimo caso, se investiamo un pedone siamo imputabili per lesioni colpose, anche se si trovava su una ciclabile. Varranno le regole di prudenza dette prima, infatti, solo l’imprevedibilità del fatto unita alla vostra attenzione escluderebbe una responsabilità penale. Non sentitevi i padroni delle ciclabili, perché non lo siete, se un pedone invade la vostra ciclabile l’unica cosa certa è che dovete rallentare ed evitarlo, magari invitandolo cortesemente a lasciare la ciclabile. Ovviamente, se arriva all’improvviso dal cielo, magari planando nella notte, potrete fare poco per evitarlo, ma questa è un’altra storia. Siate prudenti.
                                                                                      Avv.  Simone Morgana
                                                                                     Ufficio Legale Fiab

giovedì 16 marzo 2017

A Gela senso unico eccetto bici, ma con rischio per la vita del ciclista

Avevamo già trattato questo argomento in un precedente intervento, quando la Giunta comunale, durante il periodo estivo 2016, aveva scelto di convertire a senso unico un tratto del Lungomare Federico II di Svevia, autorizzando il transito delle bici nella corsia opposta a quella delle auto. Quella scelta, che appariva assolutamente opportuna sul piano della regolamentazione della circolazione per la mobilità ciclistica, risultava assai pericolosa sotto il profilo della realizzazione tecnica. L'amministrazione si era limitata ad aggiungere al cartello di senso unico in entrata un pannello integrativo con il quale venivano autorizzate le biciclette a proseguire lungo la strada. Il problema era però evidente: un'autorizzazione data a rischio e pericolo dei ciclisti. L'automobilista che arrivava in senso opposto non sapeva di questa condizione, conseguentemente guidava con tutta tranquillità, ignorando che la corsia opposta era di fatto riservata al transito delle biciclette. Nessun cartello segnalava questa condizione, nè vi era segnaletica orizzontale tracciata sulla carreggiata. Il tutto in violazione delle previsioni di legge. L'ordinanza era temporanea e la questione venne meno senza essere mai risolta. 
Purtroppo il problema si ripropone oggi con maggiore intensità sul corso Salvatore Aldisio, via centralissima della città, ancora una volta la Giunta comunale ha disposto il senso unico in direzione est su tutto il tratto viario, inserendo il solito cartello integrativo del senso unico eccetto bici. Quindi le bici possono percorrerlo in entrambe le direzioni. Ancora una volta la Giunta ha omesso di posizionare qualsivoglia segnalazione utile ad avvertire gli automobilisti
Possibile segnalazione ulteriore
della presenza in senso opposto delle biciclette, pericolo ancora maggiore, visto che il c.so Salvatore Aldisio ha una carreggiata complessivamente stretta, con la presenza di diverse arterie che si immettono sull'asse viario. In pratica, percorrerlo in bici in senso opposto è molto pericoloso, per usare un eufemismo, con il paradosso che in caso di sinistro l'automobilista potrebbe ben eccepire di non avere avuto assolutamente conoscenza della possibilità di transito delle biciclette. A questo si aggiunga che l'applicazione del senso unico eccetto bici richiede anche che la strada abbia un limite di 30 km/h, cosa che non risulta essere applicata in maniera specifica al corso Salvatore Aldisio, dove il limite è quello generico dei 50 km/h.
Il provvedimento, quindi, così come realizzato, pur esprimendo la buonissima volontà politica dell'amministrazione di favorire, apparentemente, la mobilità ciclistica, rischia di generare un grave danno, sia a tale forma di mobilità, sia ai ciclisti in particolare. Sarebbe auspicabile, e questo suggeriamo, che l'amministrazione provveda a segnalare adeguatamente lungo l'asse di corso Salvatore Aldisio, il fatto che le biciclette procedano in senso opposto e si adoperi affinchè venga definito, in maniera concreta, il limite di 30 km/h su tale asse viario.
Le politiche sulla mobilità ciclistica sono sempre importanti, ma vanno realizzate con criterio e cognizione tecnica, perchè le regole sono pensate per proteggere gli utenti deboli della strada e favorire la scelta dell'uso della bici in alternativa all'automobile. Se fatte male o improvvisate, come nel caso che abbiamo esposto, rischiano di produrre l'effetto contrario. Speriamo che la Giunta abbia la volontà e la saggezza di ascoltare questo consiglio.

martedì 14 marzo 2017

Bici e Diritti: In tre sulla bici? Quando è lecito



"Incredibile, ieri, dopo essere stato investito da un auto, la polizia locale mi ha contravvenzionato, anche perché trasportavo, come tutte le mattine, i miei due figli a scuola, regolarmente posizionati sui seggiolini."  Francesco

Questa vicenda, così descritta, presenta subito il carattere della illiceità, di ciò che non è lecito. Infatti, si descrive come “regolare” il trasporto di due bambini su una bicicletta tradizionale e genera meraviglia l’intervento della polizia che sanziona questa procedura. Capovolgo subito la prospettiva quotidiana dicendovi che trasportare due bambini su una bici tradizionale, anche se su seggiolini conformi alle norme di legge, è una cosa irregolare, non possiamo farlo.

Il cosiddetto velocipede (la bici), come spesso mi piace dire, subisce il Codice della Strada, con le sue stranezze e le sue imposizioni. La nostra “carta delle regole”, all’art.182, comma 5, precisa che il conducente maggiorenne, su una bici tradizionale, può portare un solo bambino fino a otto anni d’età. Questa condizione è tassativa e non interpretabile in senso estensivo. La “ratio” è quella di considerare tale peso ulteriore una condizione destabilizzante per la conduzione del mezzo. Difatti, la prima parte del comma 5, specifica che è vietato trasportare altre persone (pluralmente inteso) sul velocipede (la bici) a meno che questo non sia appositamente costruito e attrezzato. Una cargo bike, per esempio, o un carrellino, ci consentono di ampliare il numero dei soggetti trasportati, pur restando nei limiti dimensionali richiesti dalla legge, 1,30 m di larghezza, 3,00 m di lunghezza, 2,20 m di altezza (art. 50, comma 2 C.d.S.) Tutto questo senza incidere, almeno secondo norma, sulla conducibilità del mezzo. Nel caso di specie, essere coinvolti in un sinistro mentre trasportiamo due bambini su una bici tradizionale, ci espone ad una probabile individuazione di corresponsabilità nella causazione dello stesso, perché abbiamo inciso negativamente sulla conducibilità della bici. Pertanto, subiremo una duplice sanzione: una diretta e sicura, per violazione delle norme citate, ed una successiva e probabile, per il sorgere di una componente risarcitoria parziale in favore dell’altro soggetto coinvolto nel sinistro.
                                                      Avv.  Simone Morgana
                                                       Ufficio Legale Fiab

A Gela la Fiab promuove Il Bike Sharing e la Pedalata assistita

Le iniziative crescono e diventano realtà sul territorio. Una realtà che è voce per il cambiamento, per dare un volto nuovo alla mobilità, una nuova visione alla città. Sarà di certo un lungo lavoro, ma i frutti si raccolgono lentamente. Nel mese di Dicembre abbiamo sottoscritto una convenzione con Ellenika Sport per promuovere il bike sharing in città tramite i punti di noleggio Ellenika, soprattutto quello connesso alla pedalata assistita. Questa convenzione è oggi assolutamente attiva e consente a qualsiasi tesserato Fiab 2017 di noleggiare ad un prezzo agevolato le bici a pedalata assistita presso i punti noleggio di Ellenika Sport
Lo sviluppo di questa iniziativa è fortemente connessa alla crescita di una mobilità diversa. Un modo nuovo per trasformare la città in un luogo vivibile e coeso. 
Condividere le biciclette a pedalata assistita può rivoluzionare il futuro della mobilità per una città piccola e collinare come la nostra.
Per questo motivo abbiamo deciso di stipulare la convenzione con Ellenika Sport. 
Tutte le informazioni per il noleggio le potete trovare presso il sito Rent Bike Gela.
La rivoluzione comincia dalle nostre scelte.
Buona mobilità a tutti da Fiab Gela Nanocicli